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Negazionismo: sulla recente sentenza della Corte europea dei diritti umani

Segnalo un commento di Palmina Tanzarella pubblicato sul sito "Consulta online" a proposito della pronuncia sul caso Perinçek c. Suisse, ric. n. 27510/08, della Corte europea dei diritti umani.

Ne riporto un breve passo:
"Il ricorrente è uno storico a capo del partito dei lavoratori turchi, che, in diverse conferenze tenute in Svizzera, aveva negato che la morte di più di un milione di armeni nel 1915 per mano dell’Impero ottomano potesse imputarsi al reato di genocidio. Un classico episodio di negazionismo, dunque, ma che rispetto ad altri presenta alcune differenze: tanto da indurre la Corte europea a fare un passo indietro rispetto alla sua pregressa giurisprudenza, con cui aveva legittimato la limitazione del diritto alla manifestazione del pensiero.
[... La corte] riscontra la violazione dell'art. 10 Cedu, sulla libertà d'espressione, in quanto la condanna disposta dallo Stato elvetico nei confronti del Perincek non risultava 'necessaria in una società democratica'.
Sono almeno due le discrepanze che si possono evidenziare rispetto alle precedenti decisioni sul tema:
1. Il contenuto del discorso
2. Il quadro giuridico di riferimento"

Nelle conclusioni, la studiosa di diritto costituzionale ripropone alcune domande (che anche di recente sono scaturite dal dibattito italiano), tra le quali: "non sarebbe meglio lasciare alla storia, e in particolare alla libera ricerca storica, il verdetto su fatti accaduti, anche se ripugnanti?"

Il documento fornisce i link ai documenti citati.

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